Quando un e-commerce non riesce a generare le vendite che ti aspetti, la reazione istintiva è spesso “forse il prodotto non è abbastanza buono” oppure “manca il marketing”. In realtà, molto spesso il problema risiede altrove: nella struttura, nel design, nello sviluppo, nella user experience, nei dettagli tecnici che vengono dimenticati o trascurati.
Nel mio lavoro quotidiano come web designer e sviluppatore WordPress (e so che anche tu, essendo nel settore, hai visto casi simili) mi imbatto costantemente in una serie di errori ricorrenti che frenano la performance di uno shop online. Errori che — se risolti — possono fare la differenza tra “non vende” e “inizia a vendere seriamente”.
Ecco quindi i dodici errori più frequenti che incontro, ciascuno spiegato con cosa significa per l’utente, come si traduce in perdita di vendite, e cosa possiamo fare per correggerlo.
Scopri subito cosa blocca le tue vendite
Homepage che non comunica una direzione chiara
La homepage è come la porta d’ingresso del tuo negozio fisico: se non è accogliente, chiara e coerente, molti utenti si fermano all’ingresso. Troppo spesso vedo homepage piene di slider automatici che cambiano da un tema all’altro, sezioni “promo del momento”, banner generici, molti colori e poco focus. Il risultato? L’utente deve “decifrare” cosa fa lo shop, perché dovrebbe fidarsi e qual è la proposta di vendita differenziante.
Sul piano pratico: l’homepage deve rispondere in primo luogo a tre domande fondamentali — “Chi sei?”, “Cosa vendi?”, “Qual è il beneficio per me?”. Se queste risposte non sono immediatamente leggibili, hai già perso parte del pubblico.
La correzione passa da: banner statici o hero image ben scelti, una proposta chiara (headline + subheadline), prodotti o categorie evidenti, e una call to action prominente. Riduci il rumore visivo, semplifica la gerarchia e guida l’utente verso il primo passo utile.
Schede prodotto poco persuasive
Molti shop trattano la scheda prodotto come un semplice “foglietto illustrativo”: lista di caratteristiche, prezzo, foto piccole o monocromatiche, nessuna prova sociale, pochi o nessun contenuto aggiuntivo. Ma la scheda prodotto è uno degli snodi più critici di tutto l’e-commerce: è lì che l’utente decide se acquistare o no.
Da un lato serve contenuto tecnico: dimensioni, materiali, specifiche, condizioni di spedizione e reso. Dall’altro serve contenuto emotivo: perché quel prodotto è utile, come migliora la vita dell’utente, quali sono i vantaggi rispetto alla concorrenza, quali sono le obiezioni comuni e come le supero (ad esempio: “Se non mi piace posso restituirlo?”, “Quanto arriva in fretta?”, “È davvero come in foto?”).
Molto spesso manca qualcosa di questo mix, e allora l’utente esita e si “raffredda”.
Intervento consigliato: migliorare le foto (high resolution, più angolazioni, zoom), aggiungere video se possibile, scrivere descrizioni orientate al beneficio, inserire recensioni o testimonianze, mostrare chiaramente le condizioni di reso e spedizione, e dare evidenza ai “plus” (es: spedizione gratuita, garanzia, confezione regalo…).
Navigazione e struttura confusa
Il menu, la struttura delle categorie, i filtri, la barra di ricerca… sono tutti elementi che devono funzionare perfettamente perché l’utente trovi rapidamente ciò che cerca. Se la struttura è disorganizzata, l’utente si perde, si stanca e abbandona. È un problema che sottovalutano spesso: “Ma sì, è tutto lì, basta un clic in più…” — no: anche un clic di troppo può essere quello che fa scappare l’utente.
Vediamo alcuni errori tipici: categorie duplicate (“Accessori” + “Gadget” che fanno la stessa cosa), menu troppo ampi o troppo profondi (troppi livelli), filtri insufficienti (o troppi filtri poco utili), ricerca interna che restituisce risultati imprecisi, prodotti senza categoria ben definita.
La soluzione: mappa chiara delle categorie, preferenza per una struttura poco profonda rispetto a una troppo ramificata, etichette chiare, filtri logici per tipo/uso/prezzo ecc., ricerca interna ben implementata e testata. Di nuovo: semplifica il percorso e rendi facile il “trova → acquista”.

Prestazioni lente, soprattutto su mobile
Questo è un punto tecnico, ma che ha impatto diretto sulla vendita. Un sito lento significa che l’utente si annoia, si distrae o clicca “indietro”. E su mobile il problema è accentuato, soprattutto se l’hosting non è performante, il tema è troppo pesante o le immagini non sono ottimizzate.
Il problema tecnico si traduce in perdita automatica di conversioni: meno utenti arrivano alla pagina prodotto, meno arriveranno al checkout. Alcune statistiche mostrano che per ogni secondo in più di caricamento, la probabilità di abbandono aumenta sensibilmente.
Come intervenire: audit delle performance (PageSpeed, Lighthouse), riduzione del peso delle immagini, lazy loading, caching, minimizzazione CSS/JS, un tema snello o addirittura custom. In un tema WordPress (che conosci bene) spesso basta fare “pulizia” dei plugin inutilizzati, ottimizzare la struttura e scegliere un hosting adeguato per e-commerce (non un hosting low-cost standard).
Analizza ora il tuo e-commerce
Checkout complicato o poco chiaro
Arrivare al carrello è già un successo: il checkout è l’ultimo miglio prima della conversione. Eppure è qui che molti shop falliscono: troppi passaggi, campi obbligatori inutili, creazione account obbligatoria, poco chiarezza su spedizione e costi, layout poco ottimizzato su mobile, pulsanti poco visibili, zero rassicurazioni finali. Anche se tutto il resto va bene, un checkout mal progettato può vanificare tutti gli sforzi.
Gli utenti vogliono chiarezza e semplicità: “Quanto mi costa?”, “Quando arriva?”, “E se non va bene?”. Se queste domande restano senza risposta nell’ultimo passaggio, mollano.
Soluzioni: checkout in 1-2 step se possibile (guest checkout + opzione di creazione account dopo acquisto), campi minimi indispensabili, visualizzazione chiara dei costi (inclusi eventuali spese di spedizione), pulsanti ben visibili, pagamenti multipli (carte, PayPal, altri), indicazione di sicurezza (SSL, badge fiducia), conferma dell’ordine intuitiva. E test mobile obbligatorio.
Mancanza di fiducia e autorità
Online non hai il contatto fisico: l’utente non tocca, non vede, non “sente” la qualità come in un negozio reale. Per questo devi trasmettere fiducia in modo forte. Molti e-commerce falliscono perché sembrano anonimi, poco curati o poco professionali. Non ci sono recensioni, non ci sono informazioni sull’azienda, la policy di reso è nascosta, la pagina “Chi siamo” è vuota o superficiale.
La fiducia si costruisce con: recensioni clienti (video/foto), testimonianze, badge di sicurezza, loghi di pagamento accettati, policy chiare, contatti visibili, certificazioni se applicabili, “voci” reali dietro il brand. Anche il design ha un ruolo: if the site sembra “fai da te”, anche se è ben fornito, l’utente può percepirlo come meno affidabile.
Intervento: inserisci una sezione “Recensioni clienti”, mostra eventuali case-study o foto reali del prodotto in uso, rendi visibili i loghi di pagamento sicuri e spedizione, cura la pagina azienda e rendi contatti/supporto facilmente reperibili.

Esperienza mobile trascurata
Il traffico mobile ormai domina, eppure molti shop sono ancora costruiti per desktop e poi “adattati” per smartphone. Risultato: layout che non funziona, pulsanti troppo piccoli, moduli difficili da compilare, tempi lunghi di caricamento su mobile. E l’utente mobile abbandona in massa.
Un e-commerce moderno deve essere mobile-first: progettato pensando innanzitutto allo smartphone, poi al tablet e al desktop. Questo richiede: layout responsive ma ottimizzati, testi leggibili, pulsanti grandi e touch-friendly, immagini ottimizzate per mobile, checkout semplificato su smartphone.
Soluzione concreta: fai audit mobile (usabilità, navigazione, velocità), verifica comportamenti reali su smartphone, migliora accessibilità (leggibilità, dimensione pulsanti), elimina elementi superflui che pesano su mobile. Se riesci a trasformare l’esperienza mobile in fluida, hai già guadagnato molto.
SEO tecnica trascurata
Molti e-commerce generano traffico, ma se non ottimizzati a livello SEO tecnica non arrivano ai clienti giusti, oppure “posizionarsi” costa troppo tempo e fatica. Spesso vedo URL confuse, meta-tag mancanti o duplicati, sitemap non inviate, pagine orfane che nessuno visita, contenuti generici. Risultato: traffico scarso, utenti poco qualificati, conversioni basse.
La SEO tecnica va considerata fin dall’avvio: struttura URL pulita, gerarchia logica delle pagine, link interni coerenti, redirect 301 quando si cambia struttura, contenuti unici per ogni prodotto/categoria, crawling efficiente, velocità di caricamento ottimizzata, uso di schema.org per prodotti e recensioni.
Intervento operativo: verifica con strumenti (Google Search Console, Lighthouse), correggi errori 404, definisci keyword strategiche per prodotti e categorie, crea contenuti mirati, cura meta title/description e snippet, rendi il sito “crawlabile”. In questo modo aumenti le probabilità che arrivi traffico organico qualificato, e quindi vendite reali.
Dipendenza da tema generico eccessivo
La tentazione di installare un tema “all-in-one” è forte: mille funzioni già pronte, demo gratuite, tutto sembra facile. Ma dietro questo tipo di temi spesso ci sono problemi: codice pesante, funzioni che non ti servono, conflitti tra plugin, aggiornamenti che rompono qualcosa, difficoltà a personalizzare in modo performante. Tutto questo può rallentare il sito, aumentare i bug e rendere complicata la manutenzione.
Invece, un e-commerce serio merita una struttura snella, costruita attorno alle reali necessità, non a tutto ciò che “potrebbe servire”. Se usi WooCommerce su WordPress, l’ideale è partire da un tema leggero, con solo le estensioni indispensabili, ottimizzato per performance e conversione.
Consigli pratici: scegli un tema ben supportato e leggero, elimina le funzioni invasive/unused, limita i plugin, testa in ambiente locale e staging, definisci un piano aggiornamenti chiaro. In questo modo eviti rallentamenti, problemi di compatibilità e rischi di conversione compromessa.

Mancanza di una cultura del dato e del test
Un e-commerce che “faccia girare” è bene. Ma uno che migliora costantemente basandosi sui dati è quello che cresce. Molti shop non sfruttano i dati che dovrebbero avere: quanti utenti arrivano, da dove, quanto restano, quale percorso seguono, dove abbandonano, quali prodotti piacciono, quali no. Senza queste informazioni, si va a sensazione. E la sensazione porta spesso a errori costosi.
La cultura del dato prevede: configurazione corretta di strumenti come Google Analytics 4 e Google Tag Manager, definizione di obiettivi e conversioni, tracciamento eventi (aggiungi al carrello, inizio checkout, pagamento completato), analisi periodica dei funnel, test A/B su elementi chiave (call-to-action, layout, copy).
Cosa puoi fare: imposta un cruscotto con metriche essenziali (fa quanti utenti vs. acquistano, tempo medio sulla pagina prodotto, tasso di abbandono carrello), pianifica test regolari, migliora attraverso piccoli interventi incrementali. È meno emozionante di un restyling grafico, ma molto più redditizio nel medio/lungo termine.
Come posso aiutarti con il tuo e-commerce?
Nessuna strategia post-acquisto e fidelizzazione
L’acquisto non è il traguardo: è l’inizio di una relazione. Molti e-commerce si concentrano solo sul primo acquisto, trascurando tutto ciò che avviene dopo: conferma ordine anonima, nessuna email di ringraziamento, nessun suggerimento di prodotto correlato, nessuna comunicazione per fidelizzare il cliente. Risultato: customer lifetime value basso, clienti che non tornano, opportunità perse.
Un buon flusso post-acquisto include: email di ringraziamento personalizzata, suggerimenti di upsell o cross-sell, loyalty program, incentivi per il secondo acquisto, richiesta di recensione, automazioni che ricontattano il cliente dopo un certo tempo.
Intervento: definisci un flusso di automazione (es: 1-2 giorni dopo acquisto: “Grazie”, 7-10 giorni dopo: “Ecco come usare il prodotto e valutazione”, 30 giorni dopo: “Ecco cosa potresti provare” + coupon). Mantieni la comunicazione aperta, utile e non invasiva. Così converti un acquirente in un cliente abituale.
Ecosistema di plugin e moduli sovraccarico
In molti shop WordPress/WooCommerce vedo plugin installati “perché qualcuno li ha proposti”, moduli che fanno la stessa cosa in due plugin diversi, parti di codice che non vengono più usate, plugin di marketing inadatti o poco aggiornati. Questo genera: rallentamenti, vulnerabilità, conflitti, bug, difficoltà negli aggiornamenti futuri. E tutto ciò può impedire una user experience fluida, che si traduce in vendite perse.
La strategia giusta è: mappa tutti i plugin attivi, elimina quelli non utilizzati, valuta se qualche funzionalità va riscritta su misura, monitora le prestazioni dopo ogni aggiunta, mantieni aggiornato sia WordPress che plugin e tema. Meno è meglio — specialmente se vuoi scalare e mantenere il sito stabile.
E per il futuro: crea un piano di manutenzione, documenta gli interventi, archivia eventuali plugin “di test” fuori ambiente live. In questo modo l’e-commerce resta agile e non diventa un peso.

Conclusione
Se il tuo e-commerce non vende come vorresti, ti consiglio di non cercare solo “più traffico” o “migliore pubblicità” come unica via di salvezza. Spesso è la piattaforma stessa, l’esperienza che offri, la fiducia che trasmetti, la velocità, la chiarezza, la struttura tecnica — tutti elementi fondamentali che costituiscono la base su cui costruire una buona strategia di marketing.
Partendo dai 12 errori sopra, puoi fare un audit del tuo shop: identifica quali di questi punti sono presenti nel tuo progetto e stabilisci un piano di intervento (immediato, medio, a lungo termine). Anche correggere un paio di elementi può portare a un salto in termini di conversioni.



